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Il Cantiere di storie – Teresa Zammuto

The Cantiere di storie was a transformative space for the writing techniques I learned and for personal growth.
The first months helped me to know the mindset needed to write a story and to trust the environment in which I found myself. It is difficult to attend this course if you do not want to transform: you need to let go a little at a time the prejudices, the competition, the alibis behind which we hide in order not to come into contact with our gray areas.
Transformation occurs, for example, in these activities: time-limited writing exercises, reading aloud and commentary from participants. These three moments make me responsible because every time I write I come out into the open, first of all to myself, then to the teacher and finally to the participants, to return evolved within me.
Starting the lesson, I leave my personal life out of the room and I don’t think about those of the other participants: we become a common consciousness with many voices, and, after the lesson, we return to our lives with a few more tools. In the comparison we do not express a personal point of view but we value the subjective one, creating a wide spectrum of possibilities on how the reader could welcome our pages.
At the Cantiere di Storie I began to know my literary voice, to trust what it expresses and not to compare it with the others. I understood that through narrative techniques I can guide her in writing a story that someone would like to read. My goal when writing is to increase the contact I have with myself. I achieve this by making the reader experience the same exciting experiences that I do, guiding him through my thoughts, showing him the world I see.
While working on stories, I realized that behind a book there is not necessarily an unattainable talent, but a person who has experienced emotions, recognized them as significant and managed to communicate them effectively. This discovery has strengthened the confidence I have in myself and in the fact that I can give more value to my experience, to my emotions, that these can be shared and recognized by others, even the painful ones or those of which I am ashamed.
I found that undressing in writing is a very tiring journey, but when I did it gave me great joy that lasted for weeks!

Il cantiere di storie è stato uno spazio trasformativo per le tecniche di scrittura che ho appreso e per la mia crescita personale.
I primi mesi sono serviti a conoscere la forma mentis necessaria per scrivere un racconto e a fidarmi dell’ambiente in cui mi trovavo. È difficile frequentare questo corso se non ci si vuole trasformare: serve lasciare andare un po’ alla volta i pregiudizi, la competizione, gli alibi dietro cui ci nascondiamo per non entrare in contatto con le nostre zone d’ombra.
La trasformazione avviene, ad esempio, in queste attività: esercizi di scrittura con limiti di tempo, lettura ad alta voce e commento da parte dei partecipanti. Questi tre momenti mi responsabilizzano perché ogni volta che scrivo vengo allo scoperto, prima di tutto a me stessa, poi all’insegnante e infine ai partecipanti, per tornare evoluta dentro di me.
Iniziando la lezione lascio fuori dalla stanza la mia vita personale e non penso a quelle degli altri partecipanti: diventiamo una coscienza comune dotata di tante voci, e, finita la lezione, torniamo alle nostre vite con qualche strumento in più. Nel confronto non esprimiamo un punto di vista personale ma valorizziamo quello soggettivo, creando un ampio spettro di possibilità su come il lettore potrebbe accogliere le nostre pagine.
Al Cantiere di Storie ho iniziato a conoscere la mia voce letteraria, a fidarmi di ciò che esprime e a non confrontarla con le altre. Ho capito che tramite le tecniche narrative posso guidarla nella stesura di un racconto che qualcuno vorrebbe leggere. Il mio obiettivo quando scrivo è aumentare il contatto che ho con me stessa. Questo lo raggiungo facendo sperimentare al lettore le stesse esperienze emozionanti che faccio io, guidarlo attraverso i miei pensieri, mostrargli il mondo che vedo.
Al cantiere di storie ho capito che dietro a un libro non c’è per forza un talento irraggiungibile, ma una persona che ha vissuto delle emozioni, le ha riconosciute come significative ed è riuscita a comunicarle in maniera efficace. Questa scoperta ha rafforzato la fiducia che ho in me stessa e nel fatto che posso dare più valore al mio vissuto, alle mie emozioni, che queste possono essere condivise e riconosciute dagli altri, anche quelle dolorose o quelle di cui mi vergogno.
Ho scoperto che spogliarsi nella scrittura è un percorso molto faticoso, ma quando ci sono riuscita mi ha dato una grande gioia durata per settimane!

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